canapa tessile

Cotonizzazione o Retting per estrarre le fibre di canapa?

Quali sono i pro e contro di queste 2 tipologie di processi?

La macerazione e la “cotonizzazione”, sono entrambi processi di degumming o sgommatura, che permettono l’estrazione della fibra cellulosica, separandola dalle “gomme” tutte quelle sostanze leganti che tengono insieme le fibre della pianta.

Oggi con la sempre più attenzione verso il settore della canapa, è facile ricevere una miriade di informazioni e possibilità che però richiedono una maggior comprensione e studio.

In questo articolo, portiamo la nostra esperienza nel settore per descrivere a grandi linee i processi vari utilizzabili con i rispettivi pro e contro.

Il retting

La cotonizzazione della fibra di canapa

Cos’è il retting?

Il “retting”, ovvero la macerazione della fibra di canapa, è uno dei processi chiave per separare le fibre lunghe e resistenti, preparandole per scopi tessili o industriali:

Esistono 3 principali metodi di retting per sgommare la fibra di canapa, che a loro volta si suddividono in innumerevoli varianti ben descritte nei rispettivi brevetti, parliamo di: macerazione in acqua, macerazione enzimatica e macerazione in campo.

Macerazione in acqua

Il retting in acqua della canapa è uno dei processi più antichi e conosciuti per lavorare questa fibra così tenace – i gambi della pianta vengono immersi nell’acqua per un periodo di tempo prolungato. Questo processo può avere moltissime varianti date dal Ph e grado di salinità dell’acqua, ma anche da temperatura media e luogo o mezzo di macerazione ed infine dal ceppo batterico utilizzato, se studiato ed immesso di proposito o semplicemente “attratto” dall’ambiente circostante.

Il processo è naturale, in tutti i casi si svilupperà un’attività batterica che troverà nutrimento nelle sostanze pectiniche, andando così a scomporre parte di queste “gomme” che trattengono le fibre della pianta. Tuttavia questo genere di processo richiede tempo, da qualche giorno fino a diverse settimane e può avere impatti ambientali quali un utilizzo consistente di acqua (rapporto bagno minimo di 1:20) e se non viene gestito correttamente, l’acqua di processo potrebbe contaminare falde acquifere o comunque acque potabili.

Macerazione in campo

Il retting a “dew”, è un altro metodo semplice ed arcaico di estrazione della fibra di canapa, si sistema le fascine di fusti di canapa in un campo aperto, spesso è lo stesso luogo dove è avvenuta la coltivazione.

In questo processo si sfrutta l’umidità, temperature e fattori ambientali – è un metodo del tutto naturale e si ottiene una decomposizione delle sostanze pectiniche grazie all’azione della rugiada mattutina ed altri fattori meteorici tipici del periodo post coltivazione, l’autunno ed inverno.

Questo metodo richiede tuttavia molto più tempo rispetto alla macerazione in acqua ma la gestione è molto più semplificata.

Macerazione enzimatica

La macerazione enzimatica della canapa è un’insieme di metodologie più recenti, che sfruttano l’azione digestiva di specifici enzimi, per degradare le sostanze pectiche ed anche altre “gomme” presenti nella fibra di canapa. In questi anni c’è sempre molta attenzione e ricerca verso questa tipologia di processi, poiché si ottiene risultati accettabili in termini di qualità della fibra lunga con tempistiche molto più rapide rispetto agli altri 2 metodi sopracitati.

Questo genere di processi, anche se l’azione di catalizzazione degli enzimi è del tutto naturale, possono avere costi ambientali in termini di energia ed acqua e soprattutto se non correttamente gestiti, l’acqua di processo potrebbe contaminare falde di acqua potabile e se non correttamente disattivati gli enzimi potrebbe provocare problematiche di salute a contatto con la pelle delle persone.

Questi 3 metodi di retting sono attualmente utilizzati nell’industria della fibra di canapa per ottenere fibre lunghe di alta qualità adatte a una varietà di usi, come tessuti classici in canapa, cordame, carta e altri prodotti.

la cotonizzazione

La “cotonizzazione della fibra” è un termine che si riferisce ad una serie di processi chimico o meccanici utilizzati per trasformare fibre “grezze” ricoperta da impurità, in una forma più pura e lavorabile.

Questa serie di processi possono essere definiti una “sgommatura pesante” e possono essere suddivisi in bolliture con solvente o alcaline e separazioni meccaniche, entrambe le vie permettono in tempi brevi di ottenere una fibra di canapa pulita ed utilizzabile, con qualità ed utilizzi variabili a seconda del metodo e da altri svariati fattori.

Bollitura con solvente

Tutti i processi di bollitura alcalina o con solvente, sono quelli più utilizzati al momento – i paesi dell’estremo oriente come Cina, India e Pakistan hanno per così dire il “monopolio” in questo tipo di lavorazioni, dove però la qualità della fibra in uscita è discutibile, come lo è anche l’impatto ambientale.

Il nostro processo innovativo

Nel processo in discontinuo che abbiamo sviluppato, la bollitura è una parte chiave – al contrario di solventi utilizziamo un catalizzatore riciclabile, che ci permette di ottenere una buona pulizia della fibra dalle “pectine e lignine”, con temperature di esercizio molto basse e con un acqua di processo che viene utilizzata come fertilizzante nelle nostre piantagione.

cotonizzazione canapa
Steam Explosion

Questa tipologia di processo, ancora piuttosto sperimentale, prevede l’utilizzo di un solvente che viene sparato in un reattore dove pressione e temperatura raggiungono gradi notevoli. La fibra viene separata molto velocemente e molto aggressivamente, tanto che nella maggior parte dei casi si ottiene fibrille di cellulosa con pochissima consistenza, più adatte al settore cartario che per altri scopi.

Separazione meccanica

In questa tipologia di processi, la fibra viene semplicemente separata meccanicamente attraverso specifici macchinari, che richiedono un filtro polveri di grande capienza o particolari condizioni ambientali del luogo di lavoro, per poter svolgere l’operazione in sicurezza da possibili incendi ed in particolare per la salute del personale.

Attraverso questo genere di processi meccanici, si può ottenere un’ottima qualità della fibra, le fibrille vengono separate anche molto bene, c’è però la peculiarità che rimangono “legnose” a causa della presenza della lignina, che non può essere rimossa per via meccanica.

La fibra uscente da queste meccaniche in campo tessile convenzionale solitamente trova spazio mescolata con altre tipologie di fibre a supporto.

Conclusioni

A seconda di ciò che si vuole ottenere e dalle condizioni di partenza della qualità della fibra, si può ricercare il processo più idoneo per ottenere una fibra pulita ed utilizzabile.

Per il settore tessile convenzionale, la fibra di canapa cotonizzata è molto più lavorabile rispetto alle fibre macerate e gli scarti delle varie lavorazioni possono comunque trovare un’applicazione in diversi settori.

Viceversa nel tessile tradizionale della filiera del lino e canapa, la fibra lunga macerata ottenuta da buoni processi di retting è senza dubbio di qualità superiore, ma le fibre più corte vengono scartate e le possibili applicazioni si possono trovare nel campo delle corde e della bio-edilizia.

Macerazione Pro e Contro

Questa serie di processi, hanno il grandissimo vantaggio di essere molto sostenibili dal punto di vista ambientale (se gestiti correttamente), hanno però di contro:

  • Il tempo necessario per il processo di degradazione e pulizia, notevolmente lungo.
  • I processi sono difficilmente scalabili.
  • La quantità di acqua di processo richiesta è decisamente alta.
  • Il risultato finale difficilmente è standardizzabile in quanto molte possono essere le variabili, in primis la qualità in entrata della fibra, non a caso si parla spesso di “disciplinari” per la coltivazione.

Cotonizzazione Pro e Contro

I processi di “cotonizzazione” hanno molti vantaggi e possono risolvere anche alcuni limiti delle macerazioni:

  • I processi sono scalabili e modificabili a seconda della qualità della fibra in entrata e potenzialmente anche del risultato finale desiderato.
  • La quantità di acqua richiesta è decisamente minore.
  • Il risultato è più facilmente standardizzabile.

Di contro però, ci sono tutta una serie di fattori legati all’inquinamento e le conoscenze sono limitate, poichè le tecnologie in questi processi, sono di base ancora rimaste agli anni 60-70, solo con qualche miglioramento tecnico, le tecnologie più promettenti sono per lo più ricerche di laboratorio e sporadiche applicazioni pratiche come la nostra, che però è autofinanziata…

Trattasi comunque di processi che richiedono energia elettrica o calorifera e purtroppo ancora oggi nelle bolliture vengono utilizzati solventi o sostanze alcaline molto aggressive ed inquinanti.

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