Quando si parla di CBD, cannabis light e sistema endocannabinoide, l’attenzione si concentra spesso sui cannabinoidi presenti nella pianta. In realtà, il protagonista principale si trova già dentro di noi.
Si chiama anandamide ed è uno dei più importanti endocannabinoidi prodotti naturalmente dal nostro organismo. È coinvolta nella regolazione dell’umore, dello stress, del sonno, della memoria, dell’appetito e della percezione del dolore.
Non a caso viene soprannominata “molecola della felicità”.
Ma qual è il suo ruolo? E perché il CBD viene spesso associato all’anandamide?
In questa guida scoprirai cos’è l’anandamide, come funziona nel sistema endocannabinoide, cosa dice la ricerca scientifica e in che modo il CBD può contribuire a sostenerne l’attività.
Cos’è l’anandamide
L’anandamide, conosciuta anche come AEA (Arachidonoylethanolamide), è un endocannabinoide, cioè una molecola prodotta naturalmente dal nostro organismo che comunica con il sistema endocannabinoide.
A differenza del CBD o del THC, che provengono dalla pianta di cannabis, l’anandamide viene sintetizzata “su richiesta” dalle membrane delle cellule quando il corpo ne ha bisogno.
Il suo nome deriva dal termine sanscrito “Ananda”, che significa:
- beatitudine
- felicità
- gioia interiore
Una scelta tutt’altro che casuale: i ricercatori notarono fin da subito il suo coinvolgimento nei meccanismi che regolano benessere, gratificazione e serenità.
L’anandamide fu scoperta nel 1992 dal chimico israeliano Raphael Mechoulam e dal suo gruppo di ricerca, gli stessi che negli anni Sessanta identificarono il THC. Questa scoperta aprì la strada all’identificazione del sistema endocannabinoide, oggi riconosciuto come uno dei principali sistemi di regolazione dell’organismo.a
Cos’è il sistema endocannabinoide?
Prima di capire come agisce l’anandamide è importante conoscere il sistema che la utilizza.
Il sistema endocannabinoide (SEC) è una complessa rete biologica presente praticamente in tutto l’organismo. Il suo compito è mantenere l’omeostasi, cioè l’equilibrio interno del corpo anche quando l’ambiente cambia continuamente.
Partecipa alla regolazione di numerose funzioni, tra cui:
- qualità del sonno;
- risposta allo stress;
- equilibrio emotivo;
- memoria e apprendimento;
- appetito;
- percezione del dolore;
- infiammazione;
- risposta immunitaria.
Per funzionare correttamente il sistema endocannabinoide utilizza tre elementi fondamentali:
- i recettori cannabinoidi;
- gli endocannabinoidi, come l’anandamide;
- gli enzimi che li producono e li degradano.
👉 Vuoi capire meglio come funziona? Leggi la nostra guida completa sul sistema endocannabinoide.
Dove agisce l’anandamide?
L’anandamide esercita i suoi effetti legandosi principalmente ai recettori cannabinoidi.
Recettori CB1
I recettori CB1 sono particolarmente abbondanti nel cervello e nel sistema nervoso centrale.
Sono coinvolti nella regolazione di:
- emozioni;
- memoria;
- apprendimento;
- appetito;
- coordinazione motoria;
- percezione del dolore.
Gran parte degli effetti dell’anandamide deriva proprio dalla sua interazione con questi recettori.
Recettori CB2
I recettori CB2 sono invece più diffusi nel sistema immunitario e nei tessuti periferici.
Partecipano soprattutto alla regolazione di:
- infiammazione;
- risposta immunitaria;
- recupero dei tessuti.
L’anandamide possiede una maggiore affinità per i recettori CB1, ma può influenzare indirettamente anche molte attività mediate dai CB2.
Il ruolo dell’anandamide nel sistema endocannabinoide
L’anandamide può essere considerata uno dei principali “messaggeri” del sistema endocannabinoide.
A differenza degli ormoni, che vengono immagazzinati e rilasciati successivamente, viene prodotta solo quando serve e degradata rapidamente una volta terminata la sua funzione.
Questo permette al sistema endocannabinoide di rispondere rapidamente ai cambiamenti dell’organismo senza alterare inutilmente l’equilibrio interno.
Quali sono gli effetti dell’anandamide?
Le ricerche suggeriscono che l’anandamide contribuisca alla regolazione di numerosi processi fisiologici.
Umore ed equilibrio emotivo
L’effetto più noto riguarda il benessere psicologico.
Livelli adeguati di anandamide sembrano favorire:
- serenità;
- resilienza allo stress;
- equilibrio emotivo.
Gestione dello stress
L’attivazione dei recettori cannabinoidi contribuisce a modulare la risposta allo stress, evitando un’eccessiva attivazione dei circuiti coinvolti nell’ansia.
Sonno
Il sistema endocannabinoide partecipa anche alla regolazione del ritmo sonno-veglia.
L’anandamide sembra favorire il naturale equilibrio dei meccanismi coinvolti nell’addormentamento e nella qualità del riposo.
Memoria e apprendimento
L’anandamide partecipa ai processi di plasticità cerebrale e comunicazione tra neuroni.
Per questo motivo è oggetto di studio anche nelle neuroscienze.
Vuoi capire meglio la sinergia tra anandamide e CBD sul cervello? leggi la nostra guida su CBD e neuroplasticità
Dolore
Il sistema endocannabinoide contribuisce alla modulazione della percezione del dolore.
Per questo motivo viene studiato anche nel dolore cronico e nella neuroinfiammazione.
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Per molti anni si è pensato che l’euforia che compare dopo un’attività fisica intensa fosse dovuta esclusivamente alle endorfine.
Oggi sappiamo che una parte importante di questo fenomeno dipende proprio dall’anandamide.
Durante l’esercizio aerobico aumentano infatti i livelli di endocannabinoidi circolanti, che raggiungono il cervello e attivano i recettori CB1.
Il risultato può essere una sensazione di:
- leggerezza mentale;
- rilassamento;
- riduzione dello stress;
- miglioramento dell’umore.
Questo rappresenta uno degli esempi più chiari dell’importanza fisiologica dell’anandamide.
Cosa succede quando i livelli di anandamide sono bassi?
L’anandamide non viene normalmente misurata nella pratica clinica e non esiste una diagnosi di “carenza di anandamide”.
Tuttavia, diversi studi suggeriscono che alterazioni della sua disponibilità possano essere associate ad alcune condizioni caratterizzate da uno squilibrio del sistema endocannabinoide.
Tra queste sono state osservate associazioni con:
- ansia;
- stress cronico;
- alterazioni dell’umore;
- disturbi del sonno;
- alcune condizioni dolorose croniche.
Si tratta di un ambito di ricerca ancora in evoluzione e non è possibile affermare che bassi livelli di anandamide siano la causa diretta di queste condizioni.
Anandamide e CBD: come lavorano insieme?
Qui entra in gioco il CBD.
A differenza del THC, il cannabidiolo non attiva direttamente i recettori CB1 producendo effetti psicoattivi.
Il suo meccanismo è molto più complesso e coinvolge diversi sistemi biologici, incluso il metabolismo degli endocannabinoidi.
Il CBD rallenta la degradazione dell’anandamide
Uno dei meccanismi più studiati riguarda l’enzima FAAH (Fatty Acid Amide Hydrolase).
Questo enzima ha il compito di degradare rapidamente l’anandamide una volta terminata la sua funzione.
Diversi studi sperimentali suggeriscono che il CBD possa ridurre l’attività di FAAH o limitarne indirettamente l’efficienza, contribuendo ad aumentare la disponibilità dell’anandamide nell’organismo.
In questo modo il sistema endocannabinoide può continuare più a lungo a svolgere il proprio ruolo di regolazione.
È importante sottolineare che questo meccanismo è ancora oggetto di ricerca e potrebbe dipendere da molteplici fattori biologici.
Anandamide e CBD: un sostegno all’equilibrio del sistema endocannabinoide
Più che “aggiungere” qualcosa al nostro organismo, il CBD sembra contribuire a creare le condizioni affinché gli endocannabinoidi, come l’anandamide, possano svolgere più efficacemente il loro lavoro.
È proprio questa caratteristica che rende il CBD interessante dal punto di vista scientifico: invece di sostituire il sistema endocannabinoide, tende a dialogare con esso e a sostenerne il naturale equilibrio.
Come aumentare naturalmente l’anandamide
Non esistono strategie in grado di aumentare stabilmente l’anandamide, ma alcune abitudini sembrano favorire un corretto funzionamento del sistema endocannabinoide.
Attività fisica
L’esercizio aerobico è uno degli stimoli naturali più efficaci per incrementare temporaneamente la produzione di endocannabinoidi.
Consumare abbastanza Omega-3
Gli omega-3 rappresentano importanti componenti delle membrane cellulari e sono coinvolti nella sintesi degli endocannabinoidi.
Si trovano soprattutto in:
- pesce azzurro;
- semi di lino;
- semi di chia;
- noci.
Cioccolato fondente
Il cacao contiene sostanze bioattive che potrebbero influenzare il metabolismo degli endocannabinoidi.
Pur essendo un argomento ancora studiato, rappresenta una delle curiosità più note riguardo all’anandamide.
Tartufo nero
Il tartufo nero contiene naturalmente anandamide.
Curiosamente, però, non possiede i recettori cannabinoidi necessari per utilizzarla, rendendo questa presenza ancora oggi oggetto di interesse scientifico.
Meditazione, yoga e respirazione
La riduzione dello stress cronico sembra favorire un migliore equilibrio del sistema endocannabinoide.
Pratiche come mindfulness, meditazione e respirazione consapevole sono state associate in alcuni studi a variazioni favorevoli degli endocannabinoidi circolanti.
CBD
Anche il CBD, grazie alla sua interazione con il metabolismo dell’anandamide, rappresenta uno degli strumenti più studiati per sostenere il corretto funzionamento del sistema endocannabinoide senza effetti psicoattivi.
Anandamide e ricerca scientifica
Negli ultimi anni l’anandamide è diventata uno dei principali oggetti di studio della medicina dei cannabinoidi.
Le ricerche stanno valutando il suo possibile ruolo in numerosi ambiti, tra cui:
- disturbi d’ansia;
- depressione;
- dolore cronico;
- neuroinfiammazione;
- malattie neurodegenerative;
- disturbi del sonno;
- regolazione della risposta allo stress.
Molti studi sono ancora preclinici o osservazionali e saranno necessarie ulteriori conferme prima di tradurre questi risultati nella pratica clinica.
FAQ
Il CBD non contiene anandamide, ma può aumentarne indirettamente la disponibilità rallentandone la degradazione attraverso l’interazione con l’enzima FAAH, un meccanismo ancora oggetto di ricerca.
Attività fisica regolare, alimentazione ricca di omega-3, gestione dello stress, meditazione e un corretto stile di vita possono favorire il buon funzionamento del sistema endocannabinoide. Anche il CBD è studiato per il suo possibile ruolo nel sostenere la disponibilità dell’anandamide.
No. L’anandamide è un endocannabinoide prodotto dall’organismo, mentre il CBD è un fitocannabinoide estratto dalla canapa. Agiscono in modo diverso ma possono interagire attraverso il sistema endocannabinoide.
Perché il suo nome deriva dal sanscrito ananda (“beatitudine”) ed è coinvolta nei meccanismi biologici associati al benessere emotivo e alla gratificazione.
L’anandamide è un endocannabinoide prodotto naturalmente dal nostro organismo. Interagisce con il sistema endocannabinoide contribuendo alla regolazione di umore, sonno, appetito, memoria e risposta allo stress.
Conclusioni
L’anandamide è molto più di una semplice “molecola della felicità”. È uno dei principali messaggeri del sistema endocannabinoide e contribuisce ogni giorno a mantenere l’equilibrio di numerose funzioni del nostro organismo.
Quando il sistema endocannabinoide funziona correttamente, riesce ad adattarsi meglio agli stimoli esterni e a mantenere stabile l’omeostasi. In questo contesto, il CBD non sostituisce l’anandamide né la imita direttamente, ma sembra favorire un ambiente biologico in cui questo prezioso endocannabinoide possa svolgere più efficacemente il proprio ruolo.
Comprendere il legame tra anandamide, sistema endocannabinoide e CBD significa capire che il benessere non dipende da una singola molecola, ma dall’equilibrio di un sistema complesso che il nost
Bibliografia
Greco R, Demartini C, Zanaboni AM, Piomelli D, Tassorelli C. Endocannabinoid System and Migraine Pain: An Update. Front Neurosci. 2018 Mar 19;12:172. doi: 10.3389/fnins.2018.00172. PMID: 29615860; PMCID: PMC5867306.




